Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC), insieme alla Fondazione Nazionale dei Commercialisti (FNC), ha recentemente pubblicato un documento operativo riguardante le metodologie per mitigare i rischi associati alla pratica del carbon washing.
Il contesto economico attuale è caratterizzato da un'attenzione crescente verso le strategie di decarbonizzazione, spinte da:
- Un panorama normativo in evoluzione, che seppure in fase di assestamento, delinea una chiara direzione di marcia verso una maggiore trasparenza.
- La rilevanza cruciale della reputazione aziendale agli occhi di investitori, consumatori e altri stakeholder.
- La disponibilità di agevolazioni creditizie legate a progetti a basso impatto ambientale.
Tuttavia, la frammentazione e la mancanza di standardizzazione degli schemi di rendicontazione e monitoraggio della sostenibilità creano un ambiente in cui le aziende possono essere incentivate a divulgare green claims non pienamente corrispondenti alle proprie performance ambientali.
Le motivazioni alla base di queste dichiarazioni ingannevoli sono riconducibili a:
- il tentativo di rafforzare il vantaggio competitivo in un mercato sensibile alle tematiche ambientali, sociali e di condotta aziendale;
- la volontà di conseguire maggiori profitti grazie a una percezione del brand più positiva;
- l' obiettivo di accrescere la propria reputazione in assenza di performance ambientali solide e verificate.
Questa pratica, oltre a esporre le imprese a rischi reputazionali e futuri contenziosi, mina la fiducia degli stakeholder e ostacola una transizione ecologica autentica e misurabile.
Origini del Fenomeno di Carbon Washing
L'assenza di un quadro standardizzato tra i principali sistemi di rendicontazione delle emissioni (quali, a titolo esemplificativo, il Carbon Disclosure Project e la Science Based Targets initiative), unita alla carenza di processi sistematici di verifica indipendente dei dati primari di carattere ambientale, sociale e di governance (ESG), compromette l'affidabilità dei dati ESG divulgati dalle imprese.
Tale contesto di opacità favorisce l'emergere di una specifica declinazione del greenwashing, identificata come carbon washing. Questa pratica consiste nella deliberata sottostima o falsificazione dei dati concernenti le emissioni di gas a effetto serra (GES), attuata al fine di conseguire un vantaggio di natura economica e reputazionale.
Indicatori e Pratiche Riconducibili al Carbon Washing
Il CNDCEC e la FNC hanno individuato una serie di bad practices e indicatori che possono configurare il fenomeno del carbon washing:
- Dichiarazioni ambientali (green claims) eccessivamente ambiziose, non supportate da piani operativi concreti o dalla reale volontà del management di implementare progetti di sostenibilità;
- Ricorso predominante a schemi di compensazione delle emissioni di gas a effetto serra (GES) di natura speculativa, in assenza di significative iniziative interne di riduzione;
- Processi di misurazione e raccolta dei dati ambientali parziali, non omogenei nel tempo o condotti con metodologie non replicabili;
- Utilizzo di metodologie di calcolo delle emissioni prive di solide basi scientifiche, caratterizzate da opacità metodologica e elevata discrezionalità di stima;
- Comunicazione delle performance ambientali carente nei dettagli, non confrontabile nel tempo o contraddittoria nelle sue diverse declinazioni;
- Divulgazione selettiva delle informazioni, finalizzata a evidenziare esclusivamente dati positivi o parziali sulle emissioni;
- Diffusione frammentata e non armonizzata delle informazioni di sostenibilità attraverso molteplici canali (es. rapporti, sito web, blog), con possibili incoerenze tra essi;
- Carenza di un solido framework di governance interna e di processi di assurance per la validazione dei dati carbonimetrici raccolti;
- Mancanza di una verifica esterna indipendente, condotta da soggetti qualificati e accreditati, sui dati relativi alle emissioni di carbonio.
Metodologia per la Prevenzione del Carbon Washing Aziendale
Il documento individua un approccio metodologico per la prevenzione del carbon washing, che si fonda su un'analisi dei fattori di materialità e si articola in due fasi operative:
- Fase ex ante: valutazione degli aspetti qualitativi e quantitativi delle dichiarazioni ambientali diffuse dalla management aziendale, al fine di verificarne la coerenza e la fondatezza preliminare.
- Fase ex post: attuazione di un processo di controllo successivo, che comprende:
- l'implementazione della metodologia Life Cycle Assessment (LCA), finalizzata al calcolo scientifico delle emissioni di gas serra generate lungo l'intero ciclo di vita dei prodotti o servizi dell'organizzazione.
- un'analisi di comparazione tra i dati previsionali comunicati nella fase iniziale, i risultati ambientali effettivamente raggiunti e rendicontati ex post, e gli output risultanti dall'applicazione della metodologia LCA.
In sintesi, il carbon washing può essere identificato attraverso l'emersione di divergenze significative tra gli obiettivi di riduzione delle emissioni di GES promesse, i dati ufficialmente comunicati al termine del periodo di riferimento, e le emissioni di GES reali, accertate mediante l'applicazione della metodologia LCA.
La metodologia Life Cycle Assessment
Entro il 27 marzo 2026, gli Stati Membri dell'Unione Europea sono tenuti a recepire e attuare le disposizioni della Direttiva 2024/825/UE, le cui misure nazionali dovranno applicarsi a decorrere dal 27 settembre 2026. La direttiva stabilisce i requisiti minimi in materia di attendibilità e trasparenza delle dichiarazioni ambientali volontarie e dei sistemi di etichettatura ecologica nelle pratiche commerciali tra imprese e consumatori.
In questo quadro normativo, la metodologia LCA si configura come uno strumento in linea con le prescrizioni europee, in quanto permette di:
- determinare i principali fattori di impatto ambientale di un prodotto o servizio attraverso una valutazione scientifica e strutturata;
- considerare l'intero ciclo di vita del prodotto, includendo l'intera catena del valore (supply chain);
- fornire una base oggettiva e verificabile per le dichiarazioni ambientali, contribuendo così a mitigare i fenomeni di greenwashing, incluso quello di natura involontaria.
Tale metodologia, applicabile a qualsiasi tipologia di organizzazione, è disciplinata a livello nazionale dalla UNI EN ISO 14044:2021 e si articola nelle seguenti quattro fasi:
- Definizione degli obiettivi e motivazioni che richiedono un'analisi LCA. In quesa fase vengono definite le metodologie, il perimetro operativo oggetto della valutazione, e i modelli LCA impiegati.
- Life Cycle Inventory, dedicata alla raccolta dei dati in ingresso (quali, ad esempio, materie prime ed energia) e in uscita (quali, ad esempio, emissioni in aria, acqua e suolo, inclusa la generazione di rifiuti) relativi al sistema oggetto di analisi.
- Life Cycle Impact Assessment, in cui vengono valutate le prestazioni ambientali del prodotto e/o serizio sulla base dei risutati emersi dal LCI attraverso 4 sottofasi: 3.1 classificazione di input/output alla categoria di impatto pertinente; 3.2 calcolo dell'entità del contributo di ciascun input e output classificato alle rispettive categorie di impatto e all'aggregazione dei contributi all'interno di ciascuna categoria; 3.3 normalizzazione dei risultati affinchè siano confrontabili fra le categorie di impatto; 3.4 applicazione dei fattori di ponderazione che riflettono l'importanza relativa percepita delle categorie di impatto del ciclo di vita considerate.
- Interpretazione dei risultati, ossia la fase conclusiva dedicata all'analisi critica degli esiti emersi, comprensiva dei controlli di completezza, sensibilità e coerenza.
Conclusioni
L'evoluzione normativa in materia ambientale e la crescente sensibilità del mercato verso criteri ESG di comprovata solidità rendono indispensabile un'attenzione sempre più rigorosa verso i fenomeni di greenwashing, in particolare le pratiche di carbon washing. Alla luce di questa esigenza, il CNDCEC e la FNC promuovono un approccio strategico e integrato, incoraggiando le aziende ad adottare la metodologia LCA come standard scientifico per la quantificazione dell'impatto ambientale, affiancandola all'integrazione del Carbon Management Accounting (CMA) nei sistemi contabili e all'implementazione di soluzioni tecnologiche avanzate, come l'Internet of Things e l'Edge Computing. Questo percorso, che coniuga rigore metodologico, integrazione contabile e innovazione digitale, rappresenta la base per costruire dichiarazioni ambientali credibili, mitigare i rischi reputazionali e legali e guidare una transizione ecologica trasparente.
