Nel corso del 2025 si sono verificati importanti sviluppi nel campo della rendicontazione di sostenibilità. Da un lato, è entrata in vigore la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), recepita nell’ordinamento italiano con il d. lgs. n. 125 del 6 settembre 2024. Parallelamente, la Commissione Europea ha presentato la proposta nota come "Omnibus" (primo pacchetto adottato nell’aprile 2025), con l’obiettivo di semplificare la normativa europea in materia di rendicontazione di sostenibilità.
Al contempo, le grandi imprese già soggette alla NFRD – la cosiddetta Wave 1 – hanno iniziato a pubblicare le proprie informative di sostenibilità con riferimento all’anno 2024, secondo gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS). L’obiettivo è offrire maggiore trasparenza e consapevolezza ai portatori di interesse sui temi ambientali, sociali e di governance (ESG).
EFRAG, nella sua recente analisi sulle rendicontazioni pubblicate nel 2025, ha evidenziato alcune sfide ancora aperte: l’interpretazione degli standard, la coerenza delle informazioni fornite e l’efficienza dei processi di rendicontazione restano aspetti critici nella fase iniziale di attuazione.
Perimetro dell'analisi
L’analisi condotta da EFRAG prende in esame le informative di sostenibilità riferite all’anno fiscale 2024, redatte in conformità con la CSRD e raccolte entro il 20 aprile 2025. A supporto di questa analisi è stato impiegato un approccio basato su Intelligenza Artificiale Generativa, i cui risultati sono stati successivamente verificati manualmente su un campione selezionato. In parallelo, è stata sviluppata una seconda linea di approfondimento, focalizzata su una serie di casi studio: imprese che presentavano elementi di particolare rilievo sono state selezionate, anonimizzate e analizzate individualmente.
Nel contesto europeo, l’Italia si posiziona al quarto posto per numero di rendicontazioni allineate alla CSRD, con 57 imprese non finanziarie (classificate secondo il codice NACE) e 8 imprese finanziarie (tra cui banche, assicurazioni e altri istituti finanziari).
Approfondimento sulle imprese non finanziarie italiane
All’interno del perimetro analizzato, le principali imprese italiane non finanziarie che hanno pubblicato una rendicontazione di sostenibilità in linea con la CSRD provengono in larga parte dal settore manifatturiero (31 imprese). Seguono i settori dell’informazione e comunicazione (7), delle attività professionali, scientifiche e tecniche (7) e, infine, il comparto della fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (6).
Le tematiche analizzate da EFRAG sono:
- Media di pagine del report: le imprese del settore energetico (elettricità, gas, vapore, aria condizionata) si distinguono per la lunghezza delle dichiarazioni, con una media di 157 pagine, seguite dal settore manifatturiero (137 pagine) e da quello delle attività professionali, scientifiche e tecniche (104 pagine). L'analisi condotta da EFRAG mostra che la lunghezza dei report è fortemente dipendente dal contesto settoriale e geografico, che influenza sia le aspettative di rendicontazione sia le pratiche adottate dalle imprese.
- Materialità degli standard tematici ESRS: in media, le imprese italiane hanno considerato 7 standard tematici ESRS come materiali. Le tematiche più frequentemente rilevate includono: cambiamento climatico (E1, 96% delle imprese), forza lavoro (S1, 96% delle imprese), condotta aziendale (G1, 93% delle imprese),economia circolare (E5, 79% delle imprese), lavoratori nella catena del valore (S2, 77% delle imprese), consumatori e utenti finali (S4, 77% delle imprese) e inquinamento (E2, 46% delle imprese). A livello di sotto-tematiche, emergono i seguenti elementi: a. per il cambiamento climatico, le aree più frequentemente considerate materiali sono la mitigazione e l’uso dell’energia (88%), seguite dall’adattamento al cambiamento climatico (72%); b. nell’ambito della forza lavoro, la condizione lavorativa è la sotto-tematica più rilevante (91%); c. relativamente alla condotta aziendale, spiccano le tematiche legate a corruzione e concussione (79%), seguite dalla gestione delle relazioni con i fornitori (56%) e dalla cultura aziendale (54%).
- Stakeholder coinvolti nella valutazione di doppia materialità afferiscono principalmente a stakeholder interni, seguiti da fornitori, clienti e investitori.
- Focus su aspetti ambientali, ovvero solo il 21% delle imprese ha dichiarato di avere un piano di transizione climatica (largamente inferiore rispetto alla media europea del 56%); il 12% delle imprese ha dichiarato di utilizzare il prezzo interno del carbonio (ICP) per l'attribuzione di costo alle emissioni di GES (contro una media europea del 24%); infine, il 19% delle imprese divulga le metriche inerenti alla biodiversità (contro una media europea del 32%). Le principali aziende italiane che forniscono tali informative appartengono al settore energetico (elettricità, gas, vapore, aria condizionata).
- Adeguato stipendio nell'Area Economica Europea: il 97% delle imprese italiane dichiara che i lavoratori sono stipendiati con salari adeguati (secondo quanto previsto dalle normative).
Conclusioni
Sebbene il quadro normativo sia ancora in fase di consolidamento, la pubblicazione delle prime rendicontazioni di sostenibilità in linea con gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) rappresenta un passo significativo verso una maggiore trasparenza su tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG).
L’analisi condotta evidenzia come le imprese italiane abbiano individuato con chiarezza le tematiche materiali, ma allo stesso tempo mostra che l’integrazione effettiva dei fattori ESG nei processi decisionali aziendali è ancora in una fase iniziale. In particolare, la disomogeneità dei contenuti, la scarsa diffusione di piani di transizione climatica e la limitata applicazione di strumenti avanzati come il prezzo interno del carbonio indicano ampi margini di miglioramento.
Per generare un impatto reale, sarà fondamentale che le imprese rafforzino i propri processi interni di raccolta, analisi e comunicazione dei dati ESG, così da trasformare la rendicontazione in uno strumento strategico a supporto delle decisioni aziendali e della fiducia degli stakeholder.
